Giovedì 11 giugno 2026 – Gelindo dei Magredi Vivaro
Incontro con l’imprenditore Roberto Cimolai
Roberto Cimolai, Presidente dell’azienda “Cimolai Technology”, rappresenta una delle eccellenze imprenditoriali del pordenonese. Insieme al fratello Luigi sono la seconda generazione del gruppo Cimolai, che ha 80 anni di storia, fondato nel 1949 da Armando Cimolai grande capitano d’industria, che della lavorazione del farro ha saputo fare un’arte, oggi rappresentata da straordinarie realizzazioni in tutto il mondo. Roberto Cimolai è stato ospite di una serata del Rotary Club Maniago-Spilimbergo, invitato dal socio Sergio Gelisi e presentato dalla Presidente del Club Rosanna Rovere. Alla serata era presente anche Bruno Carraro, Presidente del Rotary Club Sacile Centenario. L’azienda Cimolai realizza edifici civili e industriali, frutto di competenza ingegneristica, creatività, capacità costruttiva alcuni delle quali sono divenute delle vere e proprie icone dell’ingegneria metallica. “Non ci sono sfide che non accettiamo” ha esordito al Rotary Roberto Cimolai, presentando la storia dell’azienda di famiglia e oggi, con compiti diversi fra lui e il fratello Luigi, prosegue una tradizione che li vede leader mondiali in questo settore. Dopo gli inizi nel 1949, il primo stabilimento a Pordenone nel 1953, poi uno più grande nel 1963, dal 1974 al 1991 l’azienda cresce ancora e le unità produttive diventano tre. Nel 2004 Roberto Cimolai costituisce la “Cimolai Technology” che dirige ancor oggi e delle sue attività e realizzazioni ha parlato nella serata al Rotary. L’azienda si occupa della realizzazione di macchinari per la movimentazione e il sollevamento di grandi apparati. Sono sistemi su misura personalizzati alle esigenze dei clienti, con una gestione in – house dal concept al completamento e l’installazione; la Cimolai completa tutto il ciclo produttivo: dal design, alle soluzioni d’ingegneria, ai test di qualità, alle prestazioni e la piena rintracciabilità. Le aree di specializzazione della Cimolai Technology sono fondamentalmente quattro: Boat Hoist, per il sollevamento dei motoscafi anche di grandi dimensioni; Shipyard Cranes, gradi gru per cantieri navali; Straddle Carrier, carrelloni gommati completamente configurabili; Progetti speciali, “world class”per applicazioni non standard. La Cimolai realizza torri eoliche, pali ad alta tensione, carpenteria metallica speciale e strutture metalliche per costruzioni civili. Le opere realizzate, e visualizzate da Roberto Cimolai, sono davvero impressionanti e mostrano la realizzazione di ardite opere d’ingegneria. Cimolai è anche persona simpatica ed empatica che sa costruire un dialogo con gli interlocutori sul filo della passione e dell’amore che ha per il suo lavoro. Lo stesso rapporto lo tiene, ha voluto spiegare, con le maestranze della sua azienda, perché l’affiatamento del team è fondamentale per il suo successo. “Lavoriamo in modo sartoriale”, ha infine terminato e questa è una delle ragioni del successo di questa grande azienda.
Lunedì 8 giugno 2026 – Hotel Moderno Pordenone
Serata organizzata dal Rotary Club Pordenone Alto Livenza
Una crisi che viene da lontano
L’analisi della crisi dell’Electrolux
L’analisi della crisi dell’Electrolux e l’epopea dello sviluppo della Zanussi sono stati al centro di due interessanti relazioni fatte al Rotary Club Pordenone Alto Livenza da due soci rotariani del Club ed ex top manager del gruppo: Luigi Campello dal 2005 al 2012 direttore generale Italia e Jonny Borsetti, direttore Electrolux International anch’egli agli inizi degli anni Duemila. La serata, presieduta dalla Presidente del Rotary Pordenone Alto Livenza Carla Panizzi, ha visto la presenza di numerosi ospiti tra i quali la Presidente del nostro Club Rosanna Rovere con alcuni soci. Campello ha riassunto la crescita del Gruppo Zanussi che ha accompagnato il boom economico italiano dalla fine degli anni Cinquanta e l’esplosione degli elettrodomestici che sono entrati in tutte le famiglie.
La storia di questo comparto produttivo, per Campello, è contrassegnata da quattro fasi evolutive: l’epopea dell’oro negli anni ’50 e ’60, gli anni della ristrutturazione nei decenni ’70 e ’80, la crescita del mercato con l’allargamento dell’Europa dal 1989 al 2010, anche con il fenomeno delle delocalizzazioni e poi il tracollo a partire proprio dal 2010 a oggi, con la globalizzazione dei mercati. Quella di oggi “è una crisi che viene da lontano”, ha precisato il relatore, e tocca un settore, l’elettrodomestico, che è stato un simbolo importante dello sviluppo della storia industriale italiana. Le tappe di questo percorso di sviluppo industriale della Zanussi risalgono al 1951 con il primo fornello a gas, poi nel 1954 il frigorifero e in seguito la prima lavatrice nel 1958, tutti marchiati Zanussi Rex. Negli anni Sessanta la Zanussi era l’industria campione europea dell’elettrodomestico, seguita da Ignis, Bosch, Simens, AEG, per la quale produceva nella formula del terzismo. È stato poi Jonny Borsetti a spiegare l’evoluzione del mercato mondiale del settore mostrando come la globalizzazione e la caduta dei dazi delle importazioni con l’ingresso della Cina abbia modificato nel profondo le quote di mercato dei maggiori competitor mondiali. Un mercato che dal 2000 al 2022 è passato da 200 a 400 milioni di pezzi prodotti l’anno, con alcuni player esteri extraeuropei che sono cresciuti moltissimo. Luigi Campello ha poi indicato le ragioni del piano di ridimensionamento produttivo della Electrolux che comporta 1.179 esuberi nel gruppo in Italia dei quali 256 a Porcia. Gli altri negli stabilimenti di Susegana, Forlì, Solaro (Milano) e Cerreto d’Esi (Ancona). Un ridimensionamento di forza lavoro che risponde a un abbattimento delle quote produttive. Le ragioni di questo piano, secondo Electrolux, sono dovute a cinque fattori: costo del lavoro e dell’energia, costo dell’acciaio e delle materie prime, le normative ambientali europee e l’abbandono dell’Europa da parte dei produttori. In conclusione Campello ha citato una lucida riflessione di critiche all’Europa in materia di politica industriale fatta dal Governatore della Banca Nazionale del Belgio Wunsch e dell’economista Langenus, che richiamano la politica continentale a cogliere i reali cambiamenti della globalizzazione non più regolata, ma determinata dalla potenza, dal peso geopolitico e dalla capacità di contrattazione che si esercita nel mondo. Questa nuova condizione, unita alle politiche europee sugli obiettivi climatici, la piena apertura del mercato interno e la rigida disciplina sugli aiuti di stato, hanno fatto e fanno perdere all’industria europea competitività e genera delocalizzazione. L’Europa deve acquisire maggior senso di realismo geopolitico, concludono. La crisi della Electrolux sta dentro questo paradigma che solo la politica può risolvere.













