“Le Radici del Vino” il territorio di San Giorgio della Richinvelda

Di Michele Leon

Sindaco di San Giorgio della Richinvelda

 

Il Comune di San Giorgio della Richinvelda è un territorio racchiuso tra i corsi d’acqua – un fiume, il Tagliamento e due torrenti il Cosa e il Meduna, che ne disegnano il paesaggio e caratterizzano il terreno pietroso dei Magredi.

Questo Comune si è dotato del claim “Le Radici del Vino” per raccontare la peculiarità della barbatella e la vasta propensione vitivinicola che ne fanno, con le diverse cantine operanti, il maggior produttore di vino del Friuli Venezia Giulia.

Per comprendere cosa sia la barbatella bisogna partire con il racconto dal 1800 quando, tramite le navi provenienti dal contenente americano, si è diffuso in Europa il macro parassita della fillossera. Questo parassita ed è in grado di aggredire l’apparato radicale della vite europea provocando la morte della pianta.

La fillossera si diffuse velocemente in tutta Europa a partire dalla Francia e i primi avvertimenti in Italia sono datatati 1875; nel 1931 il macro parassita risulta accertato in 89 delle 92 provincie italiane, circa un quarto degli oltre 4 milioni di ettari coltivati a vite in Italia è stata distrutta o gravemente danneggiata dall’infezione.

La fillossera ha rappresentato al tempo un’epidemia che stava mettendo a rischio la viticoltura mondiale. Gli interventi per risolvere il problema in un primo momento si limitarono alla rilevazione delle zone infette e furono intraprese pratiche, tra l’altro molto costose e non risolutive, in grado solamente di contenere la diffusione del parassita.

Grazie ai lavori di Jules Emile Planchon, capo del dipartimento di botanica dell’Università di Montpellier, che comprese la natura dell’epidemia, si poté salvare la viticoltura come oggi la conosciamo. Egli notò che la vite americana, esposta per secoli alla fillossera, aveva un apparato radicale resistente. Questa scoperta aprì la strada alla soluzione, s’intuì, infatti, che l’innesto di viti europee su radici delle viti americane poteva essere risolutivo.

Rauscedo, nei primi del ‘900, era un territorio estremamente povero; la natura fluviale del terreno permetteva uno sviluppo minimo delle colture seminative e la gente era costretta ad emigrare in cerca di fortuna. Con il problema della fillossera alcuni cercavano di sviluppare tecniche per la salvaguardia della viticoltura locale, ma fu solamente nel 1917 che si apprese la tecnica, tuttora utilizzata, “dell’innesto a tavolo”. Fu, infatti, un sottufficiale del Regio Esercito che capitato a Rauscedo in seguito alla disfatta di Caporetto insegnò a Pietro D’Andrea, che lavorava all’ufficio postale e si dilettava nella viticoltura, “l’innesto a tavolo” e lo sviluppo della barbatella. Iniziò così, alla spicciolata, una modesta attività, finché intorno al 1929/30 si diffuse l’idea che la forma associativa avrebbe risolto molti problemi e permesso una maggior produzione a prezzi remunerativi. Così, dopo varie vicissitudini, su iniziativa di alcuni personaggi carismatici, sorsero nel 1933 i Vivai Cooperativi Rauscedo.

L’avvento del secondo conflitto mondiale fermò quasi completamente la produzione di barbatelle, ma, al termine della guerra, la gente del Paese si dedicò assiduamente nell’attività vivaistica affinando la tecnica, ampliando il numero di varietà prodotte e aumentando di anno in anno la produzione.

L’attività vivaistica si sviluppò rapidamente e la forma cooperativistica fu quella in grado di accogliere la quasi totalità dei viticoltori. Con essa si sviluppò negli anni la ricerca sperimentale, in collaborazione con gli istituti di ricerca, in grado di portare alla formazione di nuovi varietà clonali in grado di soddisfare i bisogni dei viticoltori.

Pertanto a distanza di quasi un secolo dal primo innesto di vite a Rauscedo possiamo riconoscere agli agricoltori il salvataggio della Vite Europea dal parassita radicale della fillossera. Questa intuizione ha, di fatto, custodito il patrimonio vitivinicolo mondiale così come ora lo conosciamo; le numerose varietà di vite, di uva e pertanto di vino prodotte dalla natura e dall’uomo in millenni di storia arrivano a noi grazie a questo innesto.

Attualmente la coltivazione di barbatelle – così si chiama la vite innestata nel suo primo anno di vita –  coinvolge gran parte della popolazione del Comune in particolare nella frazione di Rauscedo. Un processo produttivo lungo un anno che vede dapprima la raccolta delle materie prime e le fasi dell’innesto a tavolo nella stagione invernale, la messa a dimora in vivaio a primavera e, una volta che la pianta è giunta a maturazione nel periodo estivo, la raccolta e la cernita delle viti adatte alla vendita nell’autunno seguente.

Il ritmo delle stagioni, estraneo ormai ai più, qui ancora coinvolge un’intera comunità capace di produrre circa 80 milioni di nuove piante di vite ogni anno, le quali vanno a costituire il 20% dell’intera produzione mondiale.

Il vino e la vite assumono ulteriore importanza economica e culturale in questo territorio in quanto vi è presente l’intera “filiera del vino”. Oltre alle barbatelle troviamo anche numerose cantine, aziende produttrici di macchine per la vinificazione e altre dedite alla messa a dimora degli impianti. Questo comparto racchiude un’agricoltura e un’industria capaci di essere il volano economico di questo territorio.

Le cantine presenti a San Giorgio ne fanno il comune con la maggior produzione di vino in Friuli e oltre alla quantità rappresentano un riferimento per la qualità aggiudicandosi numerosi premi nazionali e internazionali. Caratteristiche tipiche dei vini bianchi qui prodotti sono gli ottimi profumi, dei rossi è la loro delicatezza e degli spumanti il perlage fine e persistente.

La volontà di trovare soluzioni per l’agricoltura, per il commercio, per i servizi e più in generale per il lavoro si traduce anche in una ricerca di competitività esprimibile nella forte spinta cooperativistica della popolazione sangiorgina. Questa caratteristica è valsa al Comune nel 2015 il riconoscimento del premio di Comune delle Cooperative per la Provincia di Pordenone.