24/25/26/27 novembre 2025 – Scuole Medie “Marconi Maniago
Giornata del 25 novembre 2025 – “Educazione al rispetto”
Il programma del Rotary per il coinvolgimento degli studenti delle terze classi della scuola primaria di secondo grado “Marconi” dell’Istituto “M. Hack” di Maniago
Quattro incontri del Rotary Club Maniago Spilimbergo con gli studenti delle scuole medie Marconi di Maniago e Tesis in occasione della giornata del 25 novembre 2025 contro la violenza sulle donne. Il tema delle lezioni di due ore è stato “Educazione al rispetto”, realizzato in collaborazione con la direzione e le docenti dell’Istituto Comprensivo “M. Hack” e l’Amministrazione comunale di Maniago. A essere coinvolti sono stati 140 studenti delle terze classi suddivisi in tavoli di lavoro. L’iniziativa, cha ha visto la collaborazione di Michela Pipolo, assessore all’Istruzione del Comune di Maniago, è stata progettata con le docenti, Ilaria Fasan, Angela Simonut e la dirigente Laura Ruggiero. Per il Rotary i soci impegnati sono gli avvocati, Rosanna Rovere, Cristina Corba e Davide Petralia, la criminologa Camilla Costa, i giornalisti Antonella Santarelli e Pietro Rosa Gastaldo. Gli incontri sono iniziati lunedì 24 e proseguiranno fino giovedì 27 novembre con l’incontro conclusivo alle scuole medie di Tesis (Vivaro), tre a Maniago e uno nel plesso di Tesis. Questo progetto educativo nasce dall’impegno del Rotary a combattere ogni forma di abuso o violenza di genere e la scuola svolge un ruolo cruciale per promuovere una cultura di parità fra tutte le persone a partire dalla parità di genere, per la costruzione di una società inclusiva che faccia del rispetto della persona e dei suoi diritti il suo cardine fondamentale. L’educazione dei giovani è fondamentale per diffondere questa cultura che è propedeutica alla prevenzione della violenza di genere. Lo scopo della formazione è incentrato sul pieno coinvolgimento degli studenti sui cinque temi prescelti: gli stereotipi di genere; le forme della violenza di genere; le relazioni fra i generi e il principio del rispetto della persona; le informazioni: media, social media e come reagire alla discriminazione di genere. Al 6 novembre 2025 la piaga della violenza conta in Italia 78 vittime, una donna su tre è oggetto di violenza o abuso e i Centri antiviolenza registrano un aumento sistematico delle donne che fanno ricorso a loro. Il programma prevede due ore di attività: presentazione del tema e degli argomenti che saranno trattati con interventi e filmati; un’ora di confronto degli studenti con cinque tavoli di lavoro per l’elaborazione dei temi trattati e la parte finale di presentazione degli elaborati in seduta comune da parte dei portavoce e il confronto finale con docenti e relatori. Agli studenti sono fornite delle schede sui temi, con domande per favorire la riflessione e la raccolta delle loro opinioni. Il Rotary Club ha impegnato alcune professionalità dei soci del proprio club perchè vuole contribuire a realizzare attività educative e formative, affinché la piaga della discriminazione e della violenza di genere venga eradicata dalla società, partendo proprio dalle giovani generazioni.
Le parole da usare verso le persone con disabilità
Il lessico della disabilità di Pietro Rosa Gastaldo
Spesso succede di sentire ancora parole inappropriate quando qualcuno si rivolge alle persone con disabilità. Sono parole frutto di una consuetudine di tempi passati, che tutti hanno usato, quando minore era l’attenzione e forse anche la considerazione nei confronti di queste persone. Erano connotazioni, coloriture, talvolta forti, che fornivano un’errata percezione della condizione esistenziale di una persona con disabilità, quasi uno stigma. Erano parole che nutrivano stereotipi, verso di loro, innalzavano diversità, muri, tutt’altro che inclusive, sempre discriminatorie che sancivano una diversità. Vediamone alcune: handicappato, portatore di handicap, diverso, autistico, mongoloide, menomato, spastico, con diversa abilità, ritardato, anormale, demente e normodotato per indicare una persona senza disabilità. Sono alcune parole di un lessico che non deve trovare più alloggio nel linguaggio che si usa per parlare di queste persone. La consapevolezza di ciò è data dal rispetto che si deve avere per loro, perché sono persone e come tali vanno considerate, perché la persona viene prima della sua condizione.
Prima la persona
L’approccio “Person first”, prima la persona, è promosso dalla convenzione ONU del 2006, perché la condizione di disabilità è una parte della sua vita, non la sua essenza. Da allora si sono fatti passi in avanti, lenti ma importanti. In Italia con il Decreto legislativo 62 del 2024 è stabilito la parola: “handicap”, ovunque ricorre, è sostituita da condizione di disabilità; le parole persona handicappata, portatore di handicap, persona affetta da disabilità, disabile e diversamente abile, ovunque ricorrono, sono sostituite da persona con disabilità; le parole con connotazione di gravità e in situazione di gravità, sono sostituite da con necessità di sostegno elevato o molto elevato; le parole disabile grave, sono sostituite da persona con necessità di sostegno intensivo.
Il Rotary
Citiamo anche la scelta del Distretto Rotary 2060 che ha modificato la definizione dei suoi camp dedicati a persone con disabilità da HandyCamp a HappyCamp e la stessa scelta della Lega Handicap di Maniago di rinominarsi in “Prendiamoci per Mano”. La parola è materia viva che cambia e si evolve poiché il linguaggio non è mai neutro. Università, istituti di ricerca, enti economici e sociali sono da qualche tempo impegnati per promuovere il nuovo linguaggio della disabilità. Lo stesso Ordine Nazionale dei Giornalisti nel 2024 ha diffuso un’ottima guida per i giornalisti italiani “Comunicare la disabilità – Prima la persona” affinché la categoria sia rispettosa del lessico corretto da usarsi quando si scrive, si parla, si comunica con i tanti media di oggi.
La più vasta minoranza sociale al mondo
In questa pubblicazione si definisce la comunità delle persone con disabilità “la più vasta minoranza sociale al mondo”. Esse sono stimate nel 20% della popolazione globale e nel 27% di quella europea degli over 16 anni. Oltre i 65 anni di età si arriva al 52,2%. In Italia i dati indicano in quasi 13 milioni le persone con disabilità, di cui 3,1 milioni con disabilità impegnativa. A 7,5 milioni di persone è stata rilasciata una certificazione, erogata una pensione o un’indennità. Si stima che almeno una famiglia italiana su dieci abbia un componente con disabilità che ha bisogno di assistenza.
La discriminazione – Le donne con disabilità
La storia della discriminazione delle persone con disabilità ci ricorda che Aristotele sosteneva che le persone sorde erano destinate ad essere incapaci, perché non potevano comprendere e rendersi partecipi della vita sociale. Nel secolo scorso il regime nazista eliminò o sterilizzo centinaia di migliaia di persone con disabilità. Ancor oggi la pratica delle sterilizzazioni è autorizzata in 14 paesi dell’Unione Europea, Italia esclusa. Esiste poi il fenomeno della discriminazione multipla che riguarda le donne con disabilità, poiché colpite da fattori concomitanti: la disabilità e l’essere donna, fattori che s’intersecano e che impediscono il godimento dei diritti, delle libertà e delle condizioni di uguaglianza.
La civiltà delle parole
Essere consapevoli dell’uso adeguato delle parole verso le persone con disabilità indica non solo il grado di consapevolezza e maturità sulla loro condizione, ma anche il grado del livello di civiltà della società. Il linguaggio esprime la cultura, influenza le relazioni, condiziona i comportamenti e migliora la società. Il linguaggio determina la relazione sociale con l’altro, nella comunità, dove tutte le persone sono uniche e diverse, indipendentemente dalle proprie condizioni di salute. È la base del rispetto dell’unicità della vita umana che al centro ha la persona. Per questo va anteposto all’aggettivo disabile, sempre la parola persona. Il movimento paralimpico ha dato nel corso dei decenni un contributo importante a migliorare il linguaggio delle persone con disabilità, perché ha cancellato le parole “disabile” e “disabilità” se non precedute dalla parola “persona”. Lo sport ha anche dimostrato che queste persone riescono ad ottenere nelle attività sportive prestazioni e risultati difficilmente raggiungibili dalla maggior parte delle persone senza disabilità. Ciò vale anche per tanti altri settori della società.













