Sabato 28 febbraio 2026 – Venezia
Visita all’Atelier di Stefano Nicolao
Costumi per il teatro e il cinema
Visita alla Chiesa della Pietà
La foto di gruppo su un antico ponte calzando il tipico tricorno è il simpatico sigillo della gita dei rotariani a Venezia, tenutasi il 28 febbraio, in un’atmosfera suggestiva, ovattata dalla nebbia. Un tuffo nella società veneziana, dal Trecento all’Ottocento, tra cultura, artigianato, tessuti e costumi preziosi, gioielli di vetro, curiosità e gossip d’epoca, ma anche storie di abbandono e di solidarietà.
Un viaggio tra i secoli, iniziato con la visita nell’Atelier del famoso sarto Stefano Nicolao, a Cannaregio, e dopo la pausa con cicchetti gourmet, all’Osteria Ormesini, concluso alla Chiesa ospedale della Pietà, istituzione benefica, nata nel 1346 per accogliere, istruire e dare un futuro alle giovani orfane, soprattutto attraverso l’insegnamento della musica, e che per oltre 30 anni vide in cattedra il compositore Antonio Vivaldi, detto “il prete rosso”. L’Atelier di Nicolao è come uno scrigno, che custodisce oltre 15mila costumi, realizzati per le più importanti produzioni liriche e teatrali di tutto il mondo, dalla Lyric Opera di Chicago e Washington al New National Theater di Tokyo, passando per Bilbao, Lisbona, Nizza, Losanna, La Fenice e i più grandi teatri italiani. E sono stati protagonisti anche in numerosi film, come Il mercante di Venezia, Farinelli, Elizabeth, Marco Polo e Casanova. Profondo conoscitore della storia del costume e collezionista di abiti originali, che riproduce fedelmente, Nicolao snocciola perle di conoscenza e curiosità. “Questo abito per una nobile dama – racconta, mostrando un bel costume di broccato verde ricamato – oggi costerebbe l’equivalente di 120/130mila euro. E le signore di solito ne avevano quattro”. E a riprova del valore di certi tessuti, srotola un velluto prezioso, intessuto di fili d’oro e d’argento, che oggi si può acquistare a 4mila euro il metro. Abiti preziosi, dunque, ma anche pesanti e costrittivi per via dei bustini con le balene, che mettevano sì in risalto la figura ma limitavano le capacità polmonari, tant’è che se una donna fosse caduta dalla gondola o dai ponti senza protezioni e senza illuminazione, difficilmente sarebbe rimasta in vita. “Nel Settecento i veneziani non si lavavano troppo, l’igiene era molto scarsa – aggiunge Nicolao – e al posto dell’acqua usavano abbondanti profumi per coprire odori nauseabondi. E forse in pochi sanno che i cani e i manicotti che si possono vedere in tanti quadri, erano entrati nella moda e nelle grazie delle signore soltanto perché “distraevano pulci e pidocchi dalle loro parrucche bianche e incipriate”. Parrucche, s’intende, rigorosamente realizzate con capelli veri, acquistati da anziane signore”. Tra gli aneddoti e le curiosità, anche quella che vede le donne di malaffare lanciare le mutande a pantaloncino e le collane con le murrine, visto che a loro l’accesso alle perle era negato. Al termine dell’interessante a divertente lezione nell’Atelier e della visita alla sartoria, Nicolao ha donato a tutti un tricorno e nessuno dei rotariani ha perso l’occasione di indossarlo per l’intera giornata veneziana. Giornata che si è conclusa con l’esplorazione di un altro spaccato sociale, guidati dalla direttrice del museo della Pietà, Debora Pase, originaria di Pasiano di Pordenone. Nell’Istituto della Pietà venivano accolti figli illegittimi e bambini nati da famiglie molto povere o da madri incapaci di crescerli, lasciati nella “scafetta” prima e “nella ruota degli esposti” poi. All’infante abbandonato si tatuava sul tallone la “P“della Pietà per distinguerlo dai figli delle balie al soldo e per proteggerlo nel corso della vita. In grandi libroni, si annotavano i dettagli dell’abbandono, poi si battezzavano i bimbi con cognomi come ad esempio Della Pietà, Del Pio Luogo, Piovezan e Casagrande. Particolare usanza era quella, da parte delle madri, di lasciare al neonato abbandonato la metà di un oggetto, un disegno, l’immagine di un santo o di una carta da gioco. Le madri ne conservavano l’altra parte come prova di ”appartenenza”, nella speranza di un ricongiungimento. Tra i segnali di riconoscimento c’è anche la metà della rosa dei venti, diventata lo spunto per raccontare la storia di un’orfanella “Figlia di choro”, che era diventato famoso in tutta Europa, protagonista del recente film “Primavera”, con Michele Riondino nel ruolo di Vivaldi.
Vincenzo Canzonieri Relatore alla “Afro-American University of Central Africa”
Nella città simbolicamente chiamata Città della Pace, Djibloho, capitale della Guinea Equatoriale, il socio Vincenzo Canzonieri, direttore di Anatomia Patologica del CRO di Aviano e docente all’Università di Trieste ha svolto una relazione all’Università “Afro-American University of Central Africa”. La conferenza ha riguardato le nuove frontiere della medicina di precisione, in particolare gli organoidi e i tumoroidi: modelli tridimensionali viventi ottenuti direttamente dalle cellule dei pazienti. Un secondo tema della lectio di Canzonieri ha riguardato il ruolo strategico delle biobanche oncologiche, infrastrutture che raccolgono e conservano campioni biologici per la ricerca. La sua esperienza dimostra come queste strutture rappresentino oggi il punto d’incontro tra clinica, genetica e innovazione tecnologica. Non archivi statici, ma reti dinamiche che collegano campioni, dati clinici e studi molecolari in un unico sistema di conoscenza. La conferenza si è conclusa con una consapevolezza condivisa: la lotta al cancro in Africa non potrà essere vinta solo con infrastrutture ospedaliere o tecnologie importate, ma attraverso la costruzione di un ecosistema scientifico autonomo fatto di formazione, ricerca locale, cooperazione internazionale e innovazione digitale. L’impegno internazionale di Vincenzo Canzonieri è encomiabile e l’ha portato a operare anche in contesti sanitari fragili dell’Africa e del Mediterraneo, ha dato alla sua presenza a Djibloho un significato particolare. La sua traiettoria professionale incarna, infatti, quel ponte tra ricerca avanzata e cooperazione sanitaria che l’evento intendeva rappresentare. Canzonieri ha partecipato a questo eventi con altri due rotariani: Vincenzo Presti, direttore generale del Grand Hotel Djibloho e del Rotary Club Bata e Giuseppe Pantano, del Rotary Club di Siracusa Monti Climiti. In occasione di questo soggiorno Canzonieri ha anche incontrato la presidente del Rotary club di Bata, Ms, Corah Nondomey Quenum Dayato alla quale ha consegnato il guidoncino del Rotary Club Maniago-Spilimbergo.













